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Prima-foto
Tempo di ripresa. Mentre il mondo si prepara ad una ripresa globale post Covid, in agricoltura si fanno i conti: il 2020 ha registrato una riduzione del 3,3% dei volumi produttivi, mentre il valore aggiunto lordo ai prezzi base è calato del 6,1% in volume rispetto all'anno precedente. Particolarmente colpite risultano le attività secondarie (-18,9%), in special modo l'agriturismo, (ISTAT, 2021). Alcune indagini (CREA, 2020; CREA, 2021; ISMEA, 2020) hanno ricostruito le principali difficoltà con cui si sono dovute confrontare le imprese agricole: mancanza di liquidità, accesso al credito, gestione dei fattori produttivi (in particolare offerta di lavoro), trasporti e logistica, accesso ai mercati ed export.
Ma oggi è tempo di ripresa anche in agricoltura: decreti sostegni, aiuti, eventi e attività promozionali sono solo alcuni degli indicatori di un processo in ripartenza. E questa ripresa, definita “green and digital”, la Commissione europea la vede soprattutto all’insegna del bio e del digitale. A tal proposito la Commissione sottolinea come l’agricoltura biologica – tra i maggiori modelli di agricoltura sostenibile – rappresenti l’obiettivo della strategia europea della tutela della biodiversità e, in special modo attraverso il digitale, traduca in pratica gli scopi della strategia “Farm to Fork”, ossia della completa tracciabilità dei prodotti agroalimentari, dal produttore al consumatore, garantendo un vero e proprio “passaporto digitale” dei prodotti.
Di seguito opportunità per il settore e spunti di riflessione.
seconda-sezione
Via libera al bonus di 800 euro per i dipendenti a tempo determinato del settore agricolo, previsto dall’articolo 68 del Decreto Sostegni Bis varato dal Governo. Domande all’INPS entro il 30 giugno 2021.
Piano triennale pesca e acquacoltura 2017-2019 prorogato al 31 dicembre 2021. Al via il bando.
First Round /Call for ideas: un bando per promuovere l'innovazione e l’imprenditoria innovativa del Mezzogiorno. Scadenza 15 giugno.
agrinews
Nasce il marchio biologico italiano. Il Senato ha approvato il Ddl sul biologico, che detta disposizioni per la tutela, lo sviluppo e la competitività della produzione agricola, agroalimentare e dell'acquacoltura con metodo biologico. Il Ddl, tra le altre misure, istituisce il marchio “Biologico italiano” di cui potranno fregiarsi «i prodotti biologici ottenuti da materia prima italiana».
Firmati decreti a sostegno del settore olivicolo e vitivinicolo. Sono stati firmati dal Ministro delle Politiche Agricole, Stefano Patuanelli, tre decreti finalizzati a sostenere il settore olivicolo (in particolare i territori colpiti dalla Xylella fastidiosa) e vitivinicolo (per favorirne la promozione nei Paesi terzi e dare attuazione ad alcune disposizioni comunitarie adottate per fronteggiare il perdurare della crisi), sui quali è stata raggiunta l'intesa nella scorsa seduta della Conferenza Stato-Regioni.
Conferenza Stato-Regioni, via libera alla rimodulazione del riparto tra le Regioni. Stanziati 20 milioni di euro per gli interventi compensativi dei danni causati al settore agricolo dalle gelate del periodo dal 24 marzo al 3 aprile 2020 e 10 milioni di euro per lo stoccaggio dei vini DOCG, DOC, IGT, certificati o atti a divenire tali, e detenuti in impianti situati nel territorio nazionale.
L’olio extravergine italiano copre il 40% dei consumi. Pochi fondi per la filiera. La produzione del Belpaese di olio d’oliva “di pressione”, negli ultimi anni, si è assestata secondo Ismea attorno alle 250mila tonnellate a fronte di un consumo interno di oltre 600mila tonnellate e una domanda estera di altre 400mila tonnellate. Modifica questo per inserire il testo.
storie e territorio 3
La 166: a Potenza, dagli scarti, nasce la birra antispreco “buona come il pane”. Questa nuova birra sociale è merito della “Io Potentino Onlus” che la realizza con il pane invenduto dai forni. Ogni mattina, alle prime luci dell’alba, milioni di forni in Italia alzano le serrande. La sera svuotano il locale dal pane invenduto e preparano le pagnotte per il giorno successivo. Lo fanno per 365 giorni l’anno. Ma dove finisce tutto quel pane rimosso? Davvero bastano le donazioni alle mense dei poveri, per evitarne lo spreco che in alcuni casi supera il 30 per cento della produzione? L’associazione "Io Potentino Onlus" ha pensato a un metodo innovativo per rimetterlo in circolo: trasformare il pane in birra. E lo ha fatto vincendo il Premio “Non Sprecare 2020”, per la categoria Associazioni. Dalla collaborazione con il birrificio Basilisca di Potenza nasce così “La 166”, la prima birra lucana prodotta utilizzando parte del pane recuperato dalle attività di produzione e distribuzione. Prende il nome dalla legge Nazionale 166/2016, la famosa legge “Gadda”, nata con lo scopo di ridurre gli sprechi alimentari e di altri prodotti in ogni loro fase. Il risparmio di questo classico caso di economia circolare è davvero enorme: con 15 chili di pane avanzato si possono fare circa 600 bottiglie di birra da 33 cl. Un’enormità, se ci pensate.
Etica, sviluppo umano, rigenerazione. È il caso dell’azienda Sekem, guidata da Helmy Abouleish, oggi anche presidente della Federazione biodinamica Demeter international, diventata simbolo di una agricoltura sostenibile di successo che da oltre 40 anni, in Egitto, riesce a bilanciare interessi ecologici ed economici, esigenze culturali e sociali in condizioni certo non facili. In egiziano antico Sekem significa “vitalità del sole” ed è esattamente ciò che dicono i risultati: 20 mila ettari di terra strappata al deserto, senza pesticidi né chimica, con il solo metodo biodinamico. Oggi la Sekem, fondata dal farmacologo e imprenditore egiziano Ibrahim Abouleish a circa 60 km a nord est del Cairo, comprende 85 aziende agroalimentari, con oltre 10mila persone che vi lavorano, il 40% delle quali donne. Un’oasi nel deserto, il simbolo di un’agricoltura capace realmente di ripristinare gli ecosistemi, e al tempo stesso di dare lavoro equo e pari possibilità a tutti. Un modello da esportare in tutta l’area mediterranea.
il valore della terra
Il modello della zootecnia italiana risponde alle sfide sul piano ambientale e garantisce sicurezza e qualità. Alla zootecnia intensiva si attribuiscono, da sempre, responsabilità nell'emissione di gas climalteranti superiori a quelli dell'industria, per non parlare del consumo di acqua o della deforestazione conseguente alla necessità di liberare spazi per allevamenti e coltivazioni. Ma le cose sono ben diverse.
ll tema ambientale è da tempo all'attenzione dell'industria mangimistica e la produzione di alimenti per il bestiame è ispirata ai concetti di economia circolare, per valorizzare tutti i nutrienti non idonei all'alimentazione dell'uomo e altrimenti destinati a essere sprecati. Non a caso i primi impianti per la produzione di mangimi sono sorti, a inizio del secolo scorso, a fianco dei molini, dei quali utilizzavano quanto restava dalla molitura. Da allora i progressi sono stati enormi, ottimizzando le diete e rendendo più efficienti le produzioni animali. Il che si traduce in minore impatto ambientale, maggior benessere animale, migliore qualità dei prodotti finali. Un esempio del progresso realizzato sul fronte della sostenibilità degli allevamenti e del modello produttivo italiano è la produzione di latte. Ciò che negli anni '70 e '80 si produceva con due vacche ora lo si fa con una e in termini di impatto ambientale la riduzione è di oltre il 50%. Questa efficienza del sistema intensivo, erroneamente oggetto di critiche, in realtà apporta un beneficio all'ambiente ed è il risultato della scienza, quella applicata alla genetica, all'alimentazione e al management degli allevamenti. Inoltre, citando i recenti dati diffusi da Ispra - Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale - solo il 10% delle polveri sottili PM10 provengono dall'agricoltura, mentre le emissioni di ammoniaca sono calate del 23%. Risultato, la produzione di gas serra dei quali è responsabile l'agricoltura è pari al 7,1% del totale, meno di qualunque altro settore, quello energetico, del trasporto o dell'industria.
FONTE agronotizie
La rete del lavoro agricolo di qualità. La rete del lavoro agricolo di qualità è stata la prima e concreta iniziativa finalizzata allo sviluppo di azioni positive di contrasto al caporalato e al lavoro nero in agricoltura. La rete rappresenta il riconoscimento dell’organizzazione del lavoro, etica e rispettosa della legge delle imprese aderenti. Ad oggi in Basilicata il numero delle aziende che hanno aderito alla rete è talmente esiguo da risultare ancora insufficiente per contrastare i fenomeni di irregolarità e delle criticità che caratterizzano le condizioni di lavoro nel settore agricolo. Per maggiori informazioni e per aderire alla rete INPS-rete del lavoro agricolo di qualità.
quarta-sezione
Strumenti volontari per la sostenibilità dei prodotti.
Giovedì 10 giugno, ore 16,30. Per approfondimenti csqa-sostenibilità
Aggiornamenti alla norma del sistema di qualità nazionale di produzione integrata 2021.
Martedì 15 giugno, ore 10,00. Per approfondimenti reterurale- SQNPI
Sostenibilità e simbiosi energetica nella filiera agro-alimentare.
Mercoledì 16 giugno, ore 9,30. Per approfondimenti CTN Energia - sostenibilità e simbiosi energetica nell'agroalimentare
I mercati volontari dei crediti agricoli e forestali: proposte e iniziative nel quadro dello sviluppo rurale.
Mercoledì 16 giugno, ore 15,00. Per approfondimenti reterurale-allclimateitaly2021
Food industry 4.0 per la transizione verso un'economia circolare.
Giovedì 17 giugno, ore 9,30. Per approfondimenti in-formare-food industry 4.0
Responsabilità sociale e sviluppo sostenibile: la ISO/TS 26030 nella filiera alimentare.
Giovedì 17 giugno ore 9,30. Per approfondimenti csqa-ISO/TS 26030 nella filiera alimentare
sesta-sezione
Agri...cultura dei saperi di Donato Massaro
Non ho la presunzione di considerare la mia storia una buona pratica da condividere, ma vorrei raccontarvela comunque. Nella vita di tutti i giorni mi occupo di altro, anche se da sempre il mio sguardo corre alla campagna, alla quale dedico tempo, risorse ed energie, perché è lì che puntualmente ritrovo gli stimoli per “fare”. Sono lucano, nato a Corleto Perticara, luogo da cui sono andato via per formarmi culturalmente e nel quale ho fatto ritorno dopo gli studi universitari. Com'è noto, sulle alture di questo paesino al centro della Basilicata è presente il Centro Oli. Nel 2016, nello scetticismo dei familiari condizionato dal pensiero comune secondo il quale sarebbe stato tempo e denaro sprecato puntare ancora su un territorio ormai "violato e "costretto" ad un’inesorabile industrializzazione, ho deciso di impiantare un uliveto. Mi sono così occupato di tutto: dal progetto iniziale alla squadratura e al sesto di impianto, dal taglio di arbusti infestanti allo spietramento manuale e alla selezione delle cultivar, dalla messa a dimora delle barbatelle all'innaffiamento con acqua contenuta in boccioni utilizzati per i dispenser d’ufficio, dalla zappettatura attorno alle piantine fino alla concimazione e allo sfalcio dell'erba. Tutto a mano e senza l'ausilio di mezzi meccanici pesanti. Tutto in controtendenza, documentando le varie fasi con foto e video. Da qui l'idea di far confluire parte di questa documentazione in una pagina Facebook: Agri...cultura dei saperi”. Nata da pochissimo, la community ha già raggiunto 1000 adesioni da parte di amanti della terra e della natura come me. "Agri...cultura dei saperi" è consapevolezza che la Terra è il luogo da cui proveniamo e nel quale ritorneremo. La terra è sollievo per la mente, nutrimento per il corpo. La mia storia, per quanto comune, è la storia di tanti che come me desiderano scendere in campo "con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto verso il futuro".
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